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ASPARAGI, IL SEGRETO DEL SELENIO


La Capitanata rappresenta il 95% della produzione regionale dell´asparago verde con 1.500 ettari di superficie agricola impiegata, oltre 100 mila quintali raccolti annualmente, per una filiera che conta su un volume d’affari di rilievo e un export che porta il “made in Foggia” su tutti i mercati del mondo. È una produzione ancora d’èlite, questo almeno dicono i consumatori che, soprattutto al sud, si avvicinano ancora con una certa diffidenza a questo ortaggio di gran pregio che si dice faccia tanto bene anche alla salute: i nefrologi, ad esempio, sono grandi estimatori delle capacità salutistiche dell’asparago. A Foggia esiste la filiera completa dell’asparago, dalla coltivazione al confezionamento, una catena che occupa 90 mila addetti. Ma sul piano della distribuzione c’è ancora molto da lavorare. Anche l’Università dà il suo contributo per incentivare il consumo di asparagi. Si chiama “biofortificazione” ed è quella tecnica che permette l’arricchimento della coltivazione. La Facoltà di Agraria dell’Università di Foggia da un paio d’anni svolge interessanti studi sulla qualità del selenio contenuta nell’asparago e sulla possibilità che questa quantità possa essere aumentata senza compromettere l’equilibrio psico-fisico della pianta. Il selenio, antiossidante per eccellenza, è particolarmente indicato nell’alimentazione umana al punto che alcuni nutrizionisti si spingono a definire l’asparago quasi un salvavita. Ma fino a che livello si può arricchire di selenio una piantagione? “Studi preliminari ci hanno confermato che l’asparago può essere gradualmente arricchito, anche se ancora dobbiamo capire in che misura percentuale”, spiega Antonio Elia, Professore di Orticoltura della Facoltà di Agraria. “Per ora abbiamo raggiunto un livello di concentrazione del 17%, riteniamo che questa soglia possa migliorare, però è ancora presto per stabilirlo. Comunque i risultati sin qui ottenuti ci confortano ad andare avanti”.Fonte : La Gazzetta dell´Economia




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